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Viaggio intorno alla mia camera di Giacinta Cavagna

Aggiornato il: apr 28

Cronache di una quarantena. Day 6. Ricordi alla cartoleria Ruffini

Gli anni passano velocemente, la bambine crescono, noi invecchiamo e i ricordi si perdono nella nebbia. Gli album di fotografie sono il mio modo di tenere traccia delle date significative, di rivivere emozioni e ripercorrere la frenetica e allegra vita di famiglia, fatta di quotidianità e momenti eccezionali.


Di solito ho mesi di ritardo: cassetti pieni di biglietti e fotografie stampate da attaccare.

Nascite, feste di classe, battesimi, vacanze, estati, Christmas cards: gli anni si confondono, i compleanni si mescolano.

Oggi no: sono perfetta.

Ultima fotografia attaccata all’album: “marzo 2020. Immagini della nostra quarantena”.


Dal mio personale punto di vista sono dei piccoli capolavori (scherzando alle bambine dico loro che gli album saranno la mia eredità più preziosa e, a dir la verità, lo penso davvero) ma anche la materia prima è di ottima qualità. Sono gli album di fotografie di Luciano, rigorosamente fatti a mano e a metri zero. Nascono infatti a meno di 200 metri da casa alla Cartoleria Ruffini.


La storica cartoleria è un punto di

riferimento per il quartiere, presa d’assalto dalle mamme a inizio settembre, all’apertura delle scuole. La lista delle cose da avere in cartella è lunga: quaderni – a righe, a quadretti, con margine o senza margine matite colorate, lapis, biro, penne cancellabili, ricariche, scotch, colla, evidenziatori, gomma, post-it, etichette, copertine di plastica colorata, cartellette, plichi di fogli protocollo. Lì per fortuna non manca nulla.


Anche il tempo sembra essersi fermato: chi entra, magicamente, torna bambino, anche quando l’infanzia è ormai lontana. La storia della cartoleria infatti è talmente lunga che di bambini ne ha visti tanti, li ha visti crescere, riprodursi e ritornare, in formato mignon: come è successo alla mia famiglia, dalla nonna alla mamma fino a me e ora le mie bambine.


È aperta dal 1909, di fronte alla scuola elementare, inaugurata, come si legge in lettere romani sui portoni di ingresso, proprio quello stesso anno. Dopo la prima guerra mondiale, la gestione viene affidata alla signora Errato. La carta, prodotta dal marito nella sua cartiera in Brianza, viene personalizzata con caratteri, decori e inchiostri: nei sotterranei infatti c’è la tipografia, dove si stampa di tutto, dalle cartoline agli inviti, dalle carte intestate alle locandine.

Qui, nel 1959, muove i primi passi anche Luciano Diodovich. I suoi genitori hanno una tabaccheria in corso Magenta, ma il giovane alle sigarette preferisce cartonati e pedaline. Ha talento e passione. Quando i coniugi Errato sono stanchi e vogliono andare in pensione, chiedono a Luciano di prendere la gestione della bottega. È il 1972. Luciano e la sua famiglia continuano l’avventura.


Oggi alle mamme e agli alunni si mescolano a tanti turisti in visita alla Basilica delle Grazie e in cerca di un souvenir. Tedeschi, inglesi, francesi: ogni turista viene salutato nella propria lingua, anche quando sono giapponesi… Luciani infatti ha frequentato i corsi del comune e oggi il suo giapponese è perfetto, lasciando a bocca aperta i clienti, che non possono non premiare la sua passione… svaligiando la cartoleria!

Giacinta Cavagna: Storica dell'arte, dal 2010 cura visite guidate alla scoperta della città di Milano e dei suoi capolavori, attraverso itinerari inconsueti.

Guida curiosa ai luoghi insoliti di Milano è il suo ultimo libro. Potete acquistarlo qui.

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