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Viaggio intorno alla mia camera di Giacinta Cavagna

Aggiornato il: lug 6

Cronache di una quarantena. Day 5. Il Cenacolo, Il Piccolo Teatro e Fernanda


“Uno che voleva bere beveva e lasciò la zaina nel suo sito e volse la testa in verso il proponitore; un altro tesse le dita delle sue mani insieme e con rigide ciglia si volta al compagno; l’altro con le mani aperte mostra le palme di quelle e alzi le spalle in ver le orecchie e fa la bocca della meraviglia […]; l’altro posa le mani sopra della tavola e guarda; l’altro si china per vedere il proponitore e farsi ombra con le mani agli occhi”.


L’attrice Sonia Bergamasco legge Fernanda Wittgens nello spettacolo Il miracolo della cena, in scena qualche mese fa al Teatro Grassi e oggi visibile in streaming grazie all’iniziativa del Piccolo Teatro.


Il teatro oggi è in casa, l’Ultima Cena a pochi centimetri dai nostri occhi.

Solo 200 metri mi dividono fisicamente dal grande capolavoro vinciano: è il massimo della distanza che, secondo il decreto emanato il 22 marzo 2020 dal Governo, posso percorrere da casa.

Oggi, il Cenacolo, come tutti i musei, è chiuso.

Giorno dopo giorno, impariamo ad essere sempre più virtuali. Le distanze, mai sentite così pesanti come in questi giorni, magicamente si annullano e io posso comunque ammirare il grande capolavoro di Leonardo da Vinci e goderne, ancora una volta, la genialità e la forza di quelle immagini. Anzi, voglio essere ottimista: quante volte quei 15 minuti (il tempo massimo concesso per le visite) mi sono stati stretti e a sarei voluta rimanere ancora un po’ per cogliere qualche nuovo dettaglio, qualche espressione che fino ad allora mi era sfuggita? Ora sono le parole dell’attrice Sonia Bergamasco, che interpreta alcuni scritti di Fernanda Wittgens, grande studiosa e critica d’arte, a guidarmi nella lettura e ad aiutarmi a cogliere nuove sfumature del capolavoro.


Davanti a me ci sono gli apostoli, ciascuno con la sua gestualità e le sue espressioni. Hanno appena udito Gesù, il proponitore, annunciare: «In verità vi dico, uno di voi di tradirà». Ecco Bartolomeo, all’estremità sinistra della tavolata, allungarsi verso gli altri, Matteo, avvicinando le mani verso Gesù, sembra dire: «Avete sentito, uno di noi è un traditore? Ma chi?». Tommaso, famoso per la sua mano che deve toccare per credere, alza il dito verso l’alto chiedendo la verità; Filippo con faccia innocente si porta le mani al petto in segno di innocenza; Giacomo Maggiore è immobile, senza parole; dall’altra parte Giovanni è imperturbabile, Pietro si allunga e poggia la mano sulla spalla di Giovanni a cui vuole chiedere chiarimenti e infine, il traditore, Giuda, si torce cercando di non guardare negli occhi nessuno, stringendo tra le mani un eloquente, perlomeno a noi, sacchetto di monete.


L’Ultima Cena è un capolavoro di drammaticità e arte, universalmente ammirato e conosciuto, la cui sopravvivenza sembra per destino sempre appesa ad un filo, fin dalle origini: dalla tecnica così sperimentale del grande maestro da comprometterne la perfetta conservazione alle pesanti ridipinture, dai restauri al pericolo - evitato per miracolo - di perderlo sotto le bombe della seconda guerra mondiale.


Milano viene pesantemente colpita. Ovunque è desolazione e macerie. Ma “l’immortale capolavoro è salvo”. Sono rimasti in piedi i muri laterali della sala del refettorio, quelli decorati da Leonardo da Vinci e da Donato Montorfano che erano stati sommariamente messi in sicurezza con pesanti sacchi di sabbia nei mesi precedenti. La situazione è comunque critica.


Ed è Fernanda a lanciare l’appello: occorre intervenire immediatamente, prima che l’umidità e le intemperie ne compromettano completamente l’esistenza e prima che il colore di Leonardo cada irrimediabilmente. Ma la sua voce rimane fuori da coro, condivisa solo dal suo grande maestro, Ettore Modigliani, rientrato a Milano dopo 11 anni di esilio politico e razziale.


Per il Sovrintendente alle Gallerie Guglielmo Pacchioni non è la priorità: anzi il clima estivo, torrido e secco, può aiutare a seccare il muro. “Errore madornale”. Interviene Mauro Pelliccioli, noto restauratore, il quale si dice pronto ad assumere la responsabilità del restauro procedendo subito alla saldatura e al consolidamento e poi alla pulitura del dipinto. A titolo gratuito.


Mentre Pelliccioli è al lavoro – un lavoro lungo e appassionato Fernanda viene nominata Sovrintendente nel 1947 e imperversano le polemiche: sono in tanti a sostenere che la fase di pulitura non è necessaria, rischiosa. Ma, “dopo ampia discussione”, il 24 aprile 1952”, si decide che “l’opera di recupero del Cenacolo Vinciano debba proseguire”.


Pulitura dopo pulitura, scoperta dopo scoperta, colore dopo colore, Leonardo riemerge, dettaglio dopo dettaglio, particolare dopo particolare ed è pronto a riaprire al pubblico.

È il maggio 1954. L’Ultima Cena resuscita, e noi, speriamo con lei.

Giacinta Cavagna: Storica dell'arte, dal 2010 cura visite guidate alla scoperta della città di Milano e dei suoi capolavori, attraverso itinerari inconsueti.

Guida curiosa ai luoghi insoliti di Milano è il suo ultimo libro. Potete acquistarlo qui.

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