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Nella Casa Azul di Frida Kahlo di Mariana Campoamor

Capitolo 4

Mentre passo da una stanza all’altra, lungo il corridoio, lo sguardo mi fugge verso il patio, al di là del vetro.

Due figure, una femminile e una maschile, sono riprodotte in foto, nelle strutture di manichini, e dipinte sul legno.

Nella fotografia hanno cancellato i volti, i fantocci non hanno lineamenti precisi, e i disegni sono sagome indefinite. Eppure, in quei pantaloni a campana di lei, nella panciona che si intuisce dentro la salopette di lui, è facile riconoscere Frida Kahlo e Diego Rivera.

La forza, la violenza quasi, dei loro sentimenti, aleggia in tutta la casa dove hanno vissuto insieme per anni, lasciandosi e riprendendosi, tradendosi, amandosi fino a oltrepassate il limite del corpo e della ragione.

Un amore che è, principalmente, materia, e fatica. Come tutta la vita e le opere di Frida.

Non ho bisogno di sapere altro, su questa storia condivisa di passione, arte e politica, perché cosa sia l’amore fra due esseri viventi, già l’hanno raccontato centinaia e centinaia e centinaia di anni fa i miei antenati, che conoscevano ogni cosa, tangibile e no.

La storia, è questa.

Un uomo e una donna, i primi a occupare la terra, si trovavano nella foresta.

Si guardavano con curiosità fra le gambe, là dove la natura li aveva fatti diversi.

«Ti hanno tagliato?» le domandò lui.

«No» gli rispose la donna, «sono sempre stata così».

L’uomo osservò più da vicino la piaga aperta. «Credo che tu faccia meglio a non mangiare nessun frutto che si spacca quando è maturo» osservò, «intanto, lasciati curare da me».

Lei obbedì; mangiava i cibi che lui sceglieva e, con pazienza, si lasciava applicare gli unguenti che l’uomo preparava per lei e le spalmava sulla ferita. Qualche volta, la donna sentiva solletico, e si mordeva le labbra per non ridere, perché lui pareva preoccupato.

Ma il taglio, era ancora più aperto.

La donna era stanca di mangiare pappette di radici e stare sdraiata sull’amaca senza fare nulla e sognava di tornare a mordere la frutta matura, spaccata dal sole.

Finché una sera, l’uomo arrivò correndo e con una nuova luce negli occhi. «Ho capito!» gridò.

«Che cosa?» gli domandò lei.

Le raccontò che aveva visto due scimmie nel folto di una chioma dell’albero. Il maschio curava la femmina, ma non lo faceva con minestre e unguenti.

L’uomo si avvicinò alla donna. «Si fa così» disse, sdraiandosi sull’amaca accanto a lei.

L’abbraccio durò a lungo, perché entrambi avevano bisogno di curare e di essere curati. Quando finalmente si sciolsero, l’aria aveva profumo di fiori e frutta.

Dal corpo dell’uomo e della donna, ancora sdraiati uno accanto all’altra, esalavano vapori luminosi, ed erano così splendenti e belli, che gli dei, il sole, la luna e le stelle, ne morivano di vergogna.


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Mariana Campoamor: Di origini messicane, si occupa di arti figurative.

La terra del sogno (Mondadori) è il suo primo romanzo, frutto di racconti di famiglia e d’immaginazione. Potete acquistarlo qui.

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