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Nella Casa Azul di Frida Kahlo di Mariana Campoamor

Capitolo 1

Mi chiamo Mariana.

Sono nata in Messico, ma ne sono venuta via ancora bambina.

Per mantenere vive le mie radici, ci torno spesso, come ora, in cui sto per visitare la casa di Frida Kahlo, forse la donna messicana più famosa al mondo.


Frida nacque affetta da spina bifida.

In seguito, un incidente le spezzò la colonna vertebrale in più punti, ma di questo racconterò un’altra volta.

Ciò che importa, ora, è che lei porti nella carne lo stesso stigma del nostro Paese, e come lui sia stata spezzata.

Ci sentiamo un po’ tutti spaccati a metà. Noi abbiamo un prima e un dopo: la colonizzazione spagnola.

Nessuno si lasci ingannare dall’aspetto mite acquisito dal mio popolo durante la dominazione, perché il Messico ha un cuore indocile. Prendiamo il nome da Mextli o Mexitl, dio della guerra, nato con l’armatura addosso. I suoi simboli sono il sole e il fuoco.

Qualcuno dice che Mextli possieda anche un lato più dolce, e in quei casi abbia sembianze e un nome femminili: Metztli, la luna, signora e regina della notte.

Siamo stati forgiati in questa fusione di luce calda e fredda.

Nulla ci mancava prima dell’arrivo dei conquistatori, perché creavamo da noi stessi ciò di cui avevamo bisogno. A cominciare dal tempo.

Non dovete credere a me, perché potrei essere di parte, ma ai libri. È in uno di questi che ho letto la storia dei Giorni e della nascita del Tempo, in un lontano passato in cui i Maya ancora non esistevano e non c’era né cielo né terra.

I Giorni capirono di aver bisogno di un ordine, perché la gente potesse contarli, e si misero in viaggio per trovarlo, partendo da Oriente.

Il Primo, dovette fermarsi quasi subito, perché un dolore violento nella pancia gli impediva di muoversi. Con un grande grido, si aprì le viscere e ne tirò fuori il cielo e la terra.

Poco dopo, dovette fermarsi il Secondo, perché scoprì di avere sete ma non c’era acqua da bere. Costruì una scala alta fino al cielo, dalla quale la pioggia poté scendere a bagnare la terra.

Il Terzo Giorno, creò i cicli dell’acqua, come le maree e le onde, e quelli della terra, che conosciamo come stagioni, e tutte le cose che in essi vivono.

Il Quarto Giorno, inclinò il cielo e la terra, così che potessero incontrarsi e stabilire dove finisse l’uno e iniziasse l’altra.

Fu il Quinto Giorno a decidere che ciascuno avrebbe lavorato.

Dagli occhi del Sesto, uscì la prima lama di luce.

Il Settimo Giorno, riempì di terra ciò che era rimasto vuoto.

In quella terra, l’Ottavo affondò mani e piedi.

Il Nono Giorno, stabilì la necessità degli inferi, e li creò.

Quelli che nacquero con il veleno nell’anima, vennero mandati dal Decimo Giorno a popolare gli inferi.

L’Undicesimo Giorno, forgiò la pietra e l’albero nel cuore fiammante del sole.

Il Dodicesimo, soffiò il vento e lo chiamò spirito, perché era eterno.

Il Tredicesimo Giorno impastò acqua e terra e costruì un corpo di fango, simile a quello che gli uomini hanno tutt’ora.

A quel punto, i Giorni erano arrivati nello Yucatán. Si misero in fila e capirono che, durante il viaggio, avevano dato un ordine alle cose, e lo chiamarono Tempo.

Ora sono a Coyoacán, un sobborgo di Città del Messico, davanti alla Casa Azul in cui Frida nacque il 6 luglio del 1907 e dove tornò a vivere con Diego Rivera. Ora è un museo.

Mi sembrava giusto, prima di entrare e mostrarvi le stanze in cui visse e morì, raccontare qualcosa dell’antico e multiforme impasto di storia e mito di cui siamo composti. Perché possiate comprendere meglio lei, e con Frida, un po’ tutti noi.

Ho voluto iniziare dal tempo, perché senza di esso, nulla è possibile.

Di tutto il resto, del Messico, di Frida, della sua casa, dirò poi, per chi vorrà ascoltare.

Mariana Campoamor: Di origini messicane, si occupa di arti figurative.

La terra del sogno (Mondadori) è il suo primo romanzo, frutto di racconti di famiglia e d’immaginazione. Potete acquistarlo qui.

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