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Nella Casa Azul di Frida Kahlo di Mariana Campoamor

Capitolo 2


Appena varco il portone d’ingresso della Casa Azúl, la Casa di Frida, perdo le parole.

L’emozione è tanta, ma la meraviglia è ancora più grande e mi ritrovo muta.

Come posso descrivere, raccontare ciò che vedo, la festa di verde e di blu che mi balla negli occhi, il grande banano al centro del giardino, se non dispongo dei termini per farlo?

Sapienti Maya, gloriosi Aztechi, aiutatemi voi che, con l’intercessione delle vostre divinità, sapevate ottenere ciò di cui avevate bisogno.

Ecco che si alza un refolo d’aria.

Scivola sull’erba, accarezza i muri azzurri che costeggiano il patio, s’insinua nel tronco biforcuto alle spalle di un piccolo altare pagano e mi sussurra qualcosa all’orecchio.

Sorrido. Ehecatl, dea del vento, mi sta raccontando come fu che nacque il linguaggio.

Sciocca che sono, come ho fatto a non pensarci subito? A tutte le latitudini, in ogni cultura, credo religioso o tradizione popolare, è risaputo che “in principio fu il verbo”.

Senza una parola per definirla, nessuna cosa è possibile, concreta o immaginaria che sia.

Sussurra più forte, Ehecatl, che io capisca bene e possa a mia volta raccontare di come gli uomini conobbero il linguaggio.


“Ai tempi in cui nulla c’era e l’universo era buio, il Primo Padre dei guaranies si alzò in piedi in tutta la sua potenza. Tenui riflessi luminosi uscivano dal suo cuore. Li fece crescere finché i più robusti si trasformarono in fiamme e i più tenui in nebbia, così da avere luce e ombra. Poi creò l’amore, ma non aveva a chi donarlo. Allora inventò il linguaggio, ma si rattristò perché non c’era nessuno che lo ascoltasse.

Chiamò le divinità e chiese loro di costruire il mondo e prendersi cura del fuoco, della nebbia, del vento e della pioggia. E quando gli dei ebbero risposto alle sue preghiere, il Primo Padre consegnò loro la musica e le parole, perché dessero vita alle donne e agli uomini.

Gli dei fecero ancora quanto richiesto.

Finalmente il Primo Padre non era più solo. Spezzò l’amore e il linguaggio che aveva creato in infiniti pezzi e li distribuì a ciascuno, perché l’amore è condivisione, e col linguaggio potessero parlarsi.

Da quel giorno, il Primo Padre accompagna gli uomini e le donne che camminano parlando e cantando e ripetono, come una nenia:

Noi calpestiamo questa terra,

Noi calpestiamo questa terra splendente.


Ehecatl smette di sussurrare, e io ho ritrovato le parole.

Vi do ancora un momento per immergervi nella luce del giardino di Frida poi, con gli occhi pieni di meraviglia e colori, ci dirigiamo verso i gradini che conducono all’interno della casa. Osserviamo tutto e mandiamolo a memoria, ora che il linguaggio ci aiuta a dare un nome alle cose.

Mariana Campoamor: Di origini messicane, si occupa di arti figurative.

La terra del sogno (Mondadori) è il suo primo romanzo, frutto di racconti di famiglia e d’immaginazione. Potete acquistarlo qui.

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