Don Mussie Zerai

Don Mussie Zerai è stato tra i candidati al Premio Nobel per la Pace 2015  e di recente (21 aprile 2016) è stato nominato da The Times tra le 100 persone più influenti nel mondo. Il suo nome è stato proposto per l’opera che svolge da anni in difesa dei diritti e della vita dei richiedenti asilo e dei migranti in fuga da guerre, dittature, terrorismo, persecuzioni, fame e miseria. Noto come “l’angelo dei profughi”, don Zerai stesso ha un passato da profugo: nato in Eritrea, ad Asmara, è espatriato fortunosamente in Italia nel 1992, appena diciassettenne, come rifugiato politico, ai tempi in cui nel suo Paese c’era il regime di Aferwerki. Orfano di madre (che ha perso a 5 anni) e con 7 fratelli, decise di scappare nel nostro Paese quando suo padre venne arrestato dalla polizia segreta eritrea.

Nel 2006 ha fondato l’agenzia non profit “Habeshia", dal nome della zona tra Eritrea ed Etiopia da cui provengono i profughi. Diventare attivista per i diritti umani è stato lo sbocco naturale della sua vita, grazie anche agli studi compiuti: Filosofia a Piacenza, dal 2000 al 2003, Teologia nei cinque anni successivi e poi Morale sociale presso l’Università Pontifica Urbaniana fino al 2010, quando è stato ordinato sacerdote.

    Già da piccolo manifestava l’intenzione di diventare prete. A 14 anni chiese al vescovo di Asmara di poter entrare in Seminario, ma ci voleva l’autorizzazione di mio padre. Il quale era via, ma quando lo seppe rifiutò in modo categorico. Quando arrivò in Italia, la vocazione tornò a galla in modo decisivo una domenica del 1997: quel giorno in televisione vide il processo di beatificazione di Giovanni Battista Scalabrini, precursore degli Scalabriniani. Oggi è uno di loro.

    Don Zerai è stato il primo a segnalare la tratta degli schiavi nel Sinai e, grazie alla sua incessante attività negli ultimi due decenni ha contribuito a salvare migliaia di migranti passati dal Mar Mediterraneo. Il suo numero di telefono, infatti, è l’ultima speranza per molti che salgono sulle cosiddette “carrette del mare”: quando i barconi sono in avaria o stanno per affondare, spesso chiamano il sacerdote per chiedere il soccorso della Marina militare.  I suoi recapiti sono considerati un’ancora di salvezza anche per i giovani prigionieri dei predoni, per le famiglie che non hanno più notizie dei loro cari, per i richiedenti asilo relegati nei lager libici, per i migranti dimenticati nelle carceri egiziane o nei campi profughi del Sudan, per i rifugiati abbandonati a se stessi in Italia. Dal 2011 don Zerai vive tra Roma e la Svizzera, dove segue 14 comunità eritree sparse in vari Cantoni.

I suoi libri

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